Referendum: una grande battaglia di civiltà

Tabella dei Contenuti

Il Referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare, sancita dall’ art. 1 della Costituzione della Repubblica Italiana. Purtroppo l’affluenza ai referendum è in discesa costante. Nel 1990, per la prima volta, un referendum abrogativo fallisce: si tratta dei quesiti promossi dai Verdi su caccia e uso dei pesticidi. L’astensione supera il 56% e la consultazione non è valida. Una ripresa nel 1995 con il raggiungimento del quorum su una serie di quesiti: ben 12 i temi su cui furono chiamati ad esprimersi gli elettori, dall’elezione diretta del sindaco alla concentrazione di reti televisive alle rappresentanze sindacali. Da allora in poi, nessun comitato è riuscito a mobilitare abbastanza gli italiani: nel ’97 solo il 30% andò a votare, nel ’99 votò il 49,6% (per un soffio non ebbe successo), nel 2000 solo il 32% degli elettori, nel 2003 non si superò il 25%, mentre nel 2005 il 25% degli italiani si recò alle urne. Ormai i contrari preferiscono invitare all’astensione piuttosto che a votare NO. La battaglia è ancora tutta da vincere: raggiungere il quorum non sarà facile. Per questo bisogna convincere gli italiani ad andare a votare, anche se il governo proverà ad ostacolare questo in tutti i modi così come ha già fatto non concedendo l’accorpamento con le date per le votazioni delle amministrative. Non permettiamo di toglierci l’unico strumento che permette ai cittadini di esprimersi e di cambiare davvero le cose. E’ un’occasione da non perdere quella che ci aspetta il 12 e 13 GIUGNO, e a breve non ce ne saranno altre.

SI’ per un futuro senza Nucleare, ma per lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Per quanto riguarda il nucleare di oggi, restano irrisolti i problemi di impatto ambientale, sicurezza della popolazione e di smaltimento delle scorie radioattive. Inoltre il cosiddetto “nucleare di quarta generazione” è ancora allo stato attuale di ricerca, quindi una tecnologia non ancora concreta ed attuabile. Non è vero che il nucleare ridurrebbe i costi per le famiglie, infatti senza un forte sostegno pubblico l’attuale nucleare non è competitivo e i costi ricadrebbero ancora sui cittadini, che ancora oggi pagano per smaltire le scorie del vecchio nucleare. Piuttosto è necessario che il Governo doti il paese di un Piano Energetico che metta in primo piano le energie rinnovabili.

SI’ ai 2 quesiti referendari sull’acqua. Perché l’acqua rimanga PUBBLICA.

La privatizzazione forzata dell’ acqua imposta dal Governo è da contrastare con grande determinazione. Le norme fatte approvare dal governo espropriano gli enti locali della loro autonomia e responsabilità, li espongono al rischio di soccombere alla forza di monopoli privati di poche grandi aziende. Occorre assumere come principi guida la natura di bene “pubblico” della risorsa acqua e quindi la proprietà demaniale della risorsa e delle infrastrutture, necessità di una forte regolazione e controllo pubblico sulle gestioni, ruolo fondamentale delle regioni ed enti locali, tutela delle acque, accessibilità per tutti, uso razionale della risorsa garantendo l’equità delle tariffe e della massima qualità nonchè copertura totale del servizio di depurazione sull’intero territorio nazionale.

SI’ per abrogare il “legittimo impedimento”.

Per un’Italia dove la Giustizia è davvero uguale per tutti. Al fondo di questa legge non esiste un’esigenza vera di giustizia e di tutela dei cittadini. Bensì questa norma è solo un meccanismo artificioso di tutela di una sola persona, un modo per sottrarla ai procedimenti giudiziari in corso.

Milena Saccani Vezzani

Condividi il post:
Restiamo in contatto
Nome

Diventa un volontario!

Vuoi aiutare la tua comunità e impegnarti nel volontariato? Entra a far parte della squadra della Festa del Pesce.