La fotografia attuale del panorama istituzionale e politico italiano non può che infondere smarrimento e costernazione a qualsiasi osservatore interno ed esterno.
E’ inutile soffermarsi su struggenti analisi del voto ricche di SE e di MA. Al di là delle cause ci troviamo di fronte ad un dato di fatto: l’assenza di governabilità; situazione questa che sta contribuendo ad acuire la ormai perdurante crisi che mette in ginocchio il nostro paese da tempo.
Tanti sono gli errori del PD in campagna elettorale che hanno compromesso una vittoria già scritta: uno di questi è il non aver tenuto in debito conto del pressappochismo di chi ha deciso il proprio voto in base a irrazionali criteri di obbedienza al proprio ventre. Basti pensare che quasi il 30% dei votanti ha creduto ad una lettera stile “gratta e vinci” che dava la possibilità di riscuotere l’IMU.
Solo in Italia poteva verificarsi un fenomeno di questo tipo, ovvero di fidelizzazione verso coloro i quali ci hanno portato al declino.
Sul fronte opposto si è verificato un legittimo e incisivo voto di protesta che in quanto tale sta dimostrando tutti i suoi limiti: appunto la protesta stessa e il rifiuto di assumere una responsabilità istituzionale che avrebbe consentito sin da subito di effettuare importanti interventi a beneficio dell’Italia, nonché di eliminar definitivamente un certo Berlusconi dalla scena politica. In fondo i programmi e la proposte politiche sono assolutamente compatibili (è evidente a chi ci si riferisce).
E non mi si venga a parlare di divergenze in merito al tema dei rimborsi a i partiti. E’ ovvio che vanno rivisti ma è bene ricordare che la politica lasciata in mano al mero finanziamento privato genera automaticamente il prevalere dei grandi poteri economici, che resterebbero i soli a poter fare politica. Gli “uomini soli al comando” non mi hanno mai convito , specie se sostenuti dalle retrovie da affaristi come,ad esempio, Casaleggio o Gori…
Ebbene vado controcorrente; a me i partiti piacciono (ovvio con alcuni distinguo) e mi voglio ancora illudere che possa ancora prevalere una forma organizzativa alternativa rispetto al “leaderismo” all’americana verso il quel si cerca di propendere.
E’ evidente che la situazione allo stato attuale non prevede forme di soluzione ottimale. La speranza è che prevalgano la ragione e il bene comune rispetto alle rendite di posizioni e agli interressi particolari. L’Italia non ha bisogno di sceneggiature ma di un governo; non ha bisogno di larghe intese o governissimi ma di una maggioranza efficace figlia, perché no, anche di una forzatura istituzionale purché qualcuno abbia il coraggio di porla in atto.
Alessandro Baracchi



