Ius Culturae è un diritto necessario

Ius Culturae

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La nostra cultura rivela a quale nazione apparteniamo

“Adoro la pasta con il pollo!”. Ero lontano dall’Italia, in un luogo gremito di gente, e a questa affermazione potente ho istintivamente volto lo sguardo verso l’unica persona italiana presente, che a sua volta aveva fatto lo stesso, in cerca di conforto e comprensione.
Ci sono state altre due occasioni, durante il mio soggiorno all’estero, in cui ho sperimentato quella sensazione di familiarità, così rara da avvertire quando si è lontani da casa. La prima volta fu alla domanda di un mio amico colombiano, che banalmente mi chiese: “Conosci la Divina Commedia?”. Più inaspettata fu un’altra domanda, postami da Andrew, il mio insegnante di inglese: “Hai mai visto il film ‘Ladri di biciclette’?”.


Queste curiosità, formulate sotto forma di domanda, avevano qualcosa in comune. Provenivano entrambe da voci di un’altra nazionalità, diversa dalla mia; nel contempo avevano, però, la capacità di essere a me tanto vicine e familiari. Erano riferimenti culturali, noti sia a me che a loro, che ci congiungevano.
Sorge in me spontanea la domanda: chi siamo noi? Cosa ci separa? Cosa ci unisce?

La cultura viene da quello che viviamo

Noi siamo quello che viviamo, mangiamo, parliamo, viaggiamo e studiamo. Cresciamo in un luogo, che con il tempo diviene la nostra terra, che ci rende parte della sua tradizione, cultura, lingua. È soprattutto quest’ultima, magari arricchita da qualche intercalare dialettale che varia da regione a regione e da provincia a provincia, a farci sentire parte di qualcosa di più grande, a sviluppare in noi un certo senso di appartenenza.

Vi sono poi le conoscenze, quelle acquisite durante gli anni dell’apprendimento a scuola.
Un valido sistema scolastico istruisce e educa il bambino, trasformandolo un giorno in un uomo o una donna, in un italiano o italiana consapevole.
Nel Belpaese un alunno studia quotidianamente la cultura e l’arte che ci hanno reso quello che siamo e che ci differenziano nettamente dal resto del mondo; ogni anno partecipa a gite, volte a visitare quel che c’è di più caratteristico nel nostro Paese: monumenti storici o meraviglie naturali. Viaggiando lungo lo Stivale coi
propri coetanei coglie l’opportunità di costruire relazioni anche oltre i banchi di scuola, che condizioneranno la sua vita per sempre.
Questo accade in una scuola che non solo ci narra e trasmette gli avvenimenti della nostra storia, che non solo ci rende madrelingua consapevoli, ma che dovrebbe educarci anche alla nostra tradizione gastronomica, artistica, musicale, teatrale.

Lo Ius Culturae per chi studia in Italia

Ecco, lo ‘Ius Culturae’ (legge della cultura) è semplicemente il riconoscimento, conferito a chi attraverso il percorso scolastico acquisisce lingua e istruzione italiana, ad essere italiano. Coloro che non credono che quanto detto sia possibile, sottovalutano la nostra influente cultura ed i suoi principali autorevoli esponenti, dai compositori del passato come Vivaldi e Verdi, ai più moderni Morricone ed Einaudi; gli artisti unici come Michelangelo, Caravaggio e Botticelli, fino ad arrivare ai geni assoluti di Leonardo e Galileo; e via dicendo, con un elenco che potrebbe essere infinito.


Anche i genitori di questi figli che divengono italiani potranno un giorno, se lo vorranno, diventare italiani anch’essi. Perché gli immigrati che lavorano, contribuiscono a creare benessere nella società maggiormente dei ‘politici’ che li discriminano.

Alex Begliardi

Segretario Circolo PD Novellara

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