Intervista all’on. Graziano Delrio, capogruppo PD alla Camera

Graziano Delrio capogruppo PD

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In queste settimane di ripresa dopo il lockdown, buona parte delle attività stanno ripartendo, ma permane la difficoltà a organizzare momenti di incontro a causa delle norme di distanziamento sociale.
Dall’inizio di marzo abbiamo provato a rivedere le modalità per mantenere un contatto con voi e con i nostri riferimenti di Partito ed Istituzionali: inizialmente inviando alcune newsletter, e quest’oggi, con una serie di “mini-interviste”.
Per le interviste future, abbiamo già alcune idee, ma vi invitiamo a scriverci se avete alcune proposte in merito (info@circolopdnovellara.it).

Questa prima intervista è stata fatta al Capogruppo PD alla Camera dei Deputati, nonché ex sindaco di Reggio Emilia: Graziano Delrio.

Ci teniamo a ringraziare l’on. Graziano Delrio ed il suo staff per la disponibilità.

Graziano Delrio - Capogruppo PD alla Camera

Siamo “quasi” a un anno dall’insediamento del Governo Conte II (Settembre 2019). Come valuta il rapporto con il M5S e su quali linee/principi si è mossa questa maggioranza “giallorossa”?


Quando nella direzione nazionale di fine agosto con cui decidevamo la nostra disponibilità ad un governo per dare a un paese provato da quindici mesi di un pessimo esecutivo una speranza di ripresa e riscatto, Zingaretti, usando un’espressione semplice ma efficace ci ricordò che non sarebbe stata “una passeggiata di piacere”. Sceglievamo la collaborazione con un partito, il M5S, fino ad allora avversario, per senso di responsabilità verso il Paese che rischiava il baratro, dovendo pagare la “tassa Salvini”, 23 miliardi di aumento dell’Iva, che avrebbe messo in ginocchio le famiglie, i lavoratori, le imprese. Chiedemmo discontinuità sui rapporti con l’Europa, sul primato della democrazia rappresentativa, su una nuova stagione di crescita basata sulla sostenibilità ambientale, su nuove politiche economiche fondate su attenzione all’equità sociale, territoriale, generazionale e di genere. Credo che questa direzione di marcia, con tutte le difficoltà che sempre si incontrano in un’alleanza di governo, sia stata rispettata. E mi piace ricordare che proprio in questi giorni, il primo luglio, scatta per milioni di lavoratori quel taglio del cuneo fiscale che consente buste paga più pesanti, con incrementi fino a cento euro. Il lavoro fatto qui in Parlamento con i parlamentari cinquestelle è stato proficuo. Il bilancio è positivo perché ci si confronta senza ideologie. Naturalmente sempre si può fare meglio e di più e penso che questo debba essere l’orizzonte in cui muoverci con reciproca disponibilità e spirito di collaborazione. Ma a me sembra che questa esperienza di governo stia facendo crescere una classe dirigente che condivide alcuni ideali e stia dimostrando la fondatezza di quella scelta non facile ma assunta – come osservava il segretario in quella direzione – scegliendo fino in fondo la via della responsabilità.

In questi mesi si è tanto parlato (e lo si farà ancora) dei fondi messi a disposizione dal MES (Meccanismo europeo di stabilità), detto anche Fondo salva – Stati. Perché l’Italia dovrebbe accedere a questi fondi? E soprattutto qualora ciò si verificasse, quali sarebbero degli interventi prioritari? 


Com’è noto, si tratta di risorse – circa 37 miliardi di euro – da destinare direttamente o indirettamente al sistema sanitario. Una cifra che equivale ad un quarto del bilancio attuale della nostra Sanità e che otterremmo a tassi vicini allo zero tant’è che è stato calcolato un risparmio di sei/sette miliardi se quegli stessi soldi dovessimo chiederli al mercato finanziario. È un’occasione irripetibile per ammodernare e potenziare la sanità pubblica che, non va dimenticato, ha subito negli anni tagli significativi in nome del risanamento finanziario. Nonostante ciò, in questa drammatica stagione, la nostra sanità, i suoi operatori, hanno saputo dare prova di straordinario valore. Ma ora possiamo veramente aspirare ad avere il miglior sistema sanitario d’Europa e del mondo, mettere in campo una rivoluzione nell’azione di prevenzione e di cura e, nel contempo, promuovere una radicale azione di sviluppo tecnologico, produttivo e occupazionale investendo nella ricerca, nella digitalizzazione, nelle specializzazioni delle apparecchiature mediche. Fondamentale sarà il rafforzamento della rete territoriale di sanità pubblica, della medicina di base, dell’opzione di prossimità nella cura che è la sanità del futuro. Per quanto riguarda i dubbi sul ricorso a questo strumento messo a disposizione dall’Europa va fatta chiarezza: anch’io ero contrario all’uso del MES in stile Grecia, cioè attribuendo a soggetti esterni la potestà di intervenire sulle scelte del governo in materia economica e fiscale. Ma tutto questo non esiste più. Il baco s’è mutato in farfalla e davvero rinunciare a questa opportunità sarebbe inspiegabile e imperdonabile. 

Più e più volte abbiamo assistito a conflitti istituzionali (in particolare Stato / Regioni). Ora che l’emergenza è finita (si auspica), non sarebbe opportuno fare chiarezza nelle competenze degli Enti, affinché situazioni simili future (che nessuno auspica), vengano gestite in un quadro più chiaro? 


Nei rapporti tra centro e periferia, tra Stato Regioni e Comuni non sempre c’è stata chiarezza ma, pur tenendo conto della straordinarietà della situazione e dell’esigenza di decisioni rapide, certo occorrerà riflettere bene su competenze e responsabilità perché l’azione pubblica sia sempre la migliore per le persone. Su una riforma della Carta varrà la pena tornarci. Serve una clausola di supremazia dello Stato e lo dico da municipalista convinto, c’è anche nei maggiori stati federali.

Dopo l’emergenza sanitaria il Paese sta attraversando una drammatica crisi economica. Come coniugare le esigenze immediate di Famiglie, Imprese, Enti locali e di tutti gli altri operatori con la necessità che l’Italia ha di programmare ed immaginare il proprio futuro? 


L’imperativo è non lasciare nessuno dietro. Nessuno deve perdere il lavoro. Nessuna impresa deve chiudere. E’ questo lo spirito delle misure fin qui varate, circa 80 miliardi, a cui presto se ne aggiungeranno altri venti. Ma non ci si può fermare solo a interventi riparativi. Veniamo da una lunga stagione in cui il sistema Paese marciava con passo lento e, soprattutto, in cui disparità e squilibri sono cresciuti. E’ il momento di cambiare paradigma, di dare corpo ad un nuovo modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità sociale e ambientale. Per questo noi democratici abbiamo chiesto che ci sia una “visione” nel Piano che il governo sta preparando per poter attingere alle risorse del Next Generation Eu. Abbiamo presentato nostre proposte per sanità, istruzione, industria, innovazione che hanno di mira proprio l’Italia del futuro. E in questa direzione va anche l’impegno e la determinazione che noi democratici abbiamo messo nel rivoluzionare la politica della famiglia introducendo l’assegno unico e universale, una proposta che faceva parte del nostro programma elettorale e che ora sta per essere approvata dalla Camera. Serve a battere quell’inverno demografico che ci contraddistingue, con tassi di natalità tra i più bassi al mondo e che pregiudica gravemente anche i livelli di sviluppo dei prossimi decenni. Serve a evitare che mettere al mondo dei bambini sia così oneroso e difficile da costringere tanti giovani a rinunciare a questo desiderio e tante donne, invece, a rinunciare al lavoro. Serve a ricordare a tutti noi che la famiglia è un “bene pubblico”, una ricchezza per l’intera comunità nazionale, un pilastro insostituibile di una società forte e solidale.

Infine. Come sono stati in questi mesi i rapporti con il Centro – Destra? E c’è la possibilità visto il momento vissuto dall’intero Paese, di collaborare anche nelle Istituzioni?


Purtroppo, alla domanda di collaborazione da parte nostra e del governo la risposta è stata quasi sempre negativa. La tentazione della propaganda e della pregiudiziale contestazione delle decisioni del governo ha animato i partiti di minoranza. Voglio essere chiaro però su tre punti. Non tutte le forze dell’opposizione hanno avuto lo stesso atteggiamento e trovo giusto segnalare la ispirazione europeista di Forza Italia che ha portato questo gruppo ad apprezzare le scelte della Commissione UE rendendo un servizio al Paese. Nonostante i proclami e i ripetuti quotidiani giudizi perentori della minoranza sui decreti di questi mesi, in Parlamento, in più occasioni, si è riusciti insieme a migliorare alcuni provvedimenti quando questo atteggiamento è stato messo da parte. Forse, soprattutto da parte del governo, andava fatto uno sforzo in più per dare corpo agli inviti alla collaborazione rivolti all’opposizione. La mia opinione è che occorrerebbe uno “spirito costituente”, proprio come dopo la seconda guerra mondiale, quando dalle tremende difficoltà in cui era precipitato il Paese uscimmo con la costituzione più bella del mondo, come la definì Dossetti: la più bella perché ciascuno per dare un contributo rinunciò a qualcosa. Credo che ognuno debba dare il meglio di sé senza confusione di ruoli tra maggioranza e opposizione e collaborare in tutti i modi possibili.

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