“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
Recita così l’artico 1 della nostra Costituzione ed è proprio la parola “lavoro”, intesa nel senso più ampio del termine e non come mera attività finalizzata ad un ritorno economico – monetario, su cui vorrei soffermarmi.
Il lavoro fondamento dello Stato
Il lavoro, è uno degli elementi su cui il nostro Paese è stato fondato, oltre che sulla Carta, lo è stato sicuramente stato anche nei fatti. Pensiamo alle generazioni nate prima, durante e immediatamente dopo la seconda guerra mondiale. Generazioni di persone che seppur privi di grandi disponibilità (monetarie, educative – scolastiche) hanno saputo, anche grazie ad elevati principi etico morali, ricostruire un Paese in macerie, perseguendo e raggiungendo quel sogno di migliorare la propria situazione e quella dei propri cari. Il lavoro e l’impegno con cui è stato svolto, sono stati “leva” per aumentare la ricchezza; si sono generate opportunità per le categorie più ai margini (poveri e donne su tutti), offrendo loro occasioni per un riscatto sociale oltre che, aspetto di non poco conto, per una formazione culturale e educativa che in alcune aree del Paese, risultava ancora carente. Una dimensione del lavoro, non solo e meramente oggettiva (lavoro = posto di lavoro = salario), ma anche soggettiva (formazione, competenze, riscatto, indipendenza ecc. ecc). Così come ieri ancora oggi, il lavoro è protagonista, basti pensare che una delle prime domande che rivolgiamo ad una persona che non conosciamo è:” Che lavoro fai?”. Rispetto però, a questo recente passato non posso fare a meno di notare che il concetto di lavoro nell’individuo e nella società, in una sorta di scala valoriale e delle priorità, stia sempre più passando in secondo piano. Uno degli elementi di “traino” e di sviluppo del nostro Paese e dell’individuo, ha perso in tutto o in parte il proprio slancio.
La politica non ha fatto abbastanza
Le ragioni possono essere diverse: in primis, un egoismo diffuso quindi persone sempre più disinteressate alle problematiche di massa dei lavoratori; incapaci di capire che problemi singoli possono essere di tutti e se si uniscono le forze è più probabile risolverli. In secondo luogo, la questione è stata relegata agli anni ’70 ’80, è aspetto di una “vecchia sinistra” e quindi a prescindere, non meritevole di interesse. Pensiamo poi che tante e troppe volte, erroneamente, alla mancanza di lavoro i Governi hanno risposto con sussidi e redditi di sostegno. Strumenti sì utili e di supporto, ma che non risolvevano la mancanza cronica di lavoro e non favorivano politiche attive improntate ad un aumento occupazionale.
Che cosa si può fare?
Oggi più che mai invece è indispensabile discutere:
- di perdita di potere d’acquisto dei salari;
- della mancanza di intere categorie ed abilità professionali (artigiani, operai specializzati, operatori sanitari .. ) solo per citarne alcuni;
- di salario minimo garantito (ben venga la raccolta firme promossa);
- dell’assenza di forza lavoro. Sempre più frequentemente si leggono cartelli / affissioni “Cercasi … “;
- di diritti, tutele e sicurezza sul posto di lavoro;
- del fatto che sempre più aziende private, ottengono utili ed elargiscono dividendi, “tagliando” sui costi del personale. Dall’altro lato invece le aziende pubbliche con il blocco del turnover, hanno inibito l’ingresso nel mercato del lavoro di numerosi possibili lavoratori / lavoratrici;
- del fatto che quanto facciamo (come lavoriamo e cosa produciamo) sia anche eticamente e moralmente corretto ed appropriato per noi e per la comunità;
Questi sono alcuni dei possibili elementi che “ruotano” intorno alla questione lavoro, punto ritornato essenziale. Il mio intento è di riaffermare quindi all’interno degli ideali di centro – sinistra, questo tema purtroppo trascurato, meritevole tuttavia di una profonda analisi. Il lavoro non è una questione privata, ma è e deve ritrovare un dibattito di rilievo pubblico; così facendo anche il centro – sinistra tornerà a rappresentare tutti i lavoratori.
Daniele Panciroli
membro Segreteria PD Novellara




