Breve riflessione prima delle elezioni di maggio
Le parole sono importanti per comunicare e a poco più di un mese e mezzo dalle elezioni comunali ed europee (26 maggio), una delle parole che più verrà usata (se non abusata), sarà sicuramente la parola cambiamento. Facile da capire per il cittadino – elettore, facilissima da usare per i politici. É un’arma “quasi sempre” vincente, ma più la sì usa prima del voto, più ti restituisce il conto dopo, specie in caso di delusione delle aspettative. Una vera arma a doppio taglio.
Chi in fondo non vuole il cambiamento?
Tutti lo vorrebbero e questo perché interiormente decliniamo il cambiamento, come qualcosa di positivo, presumibilmente ciò è frutto di una speranza, ma il cambiamento per definizione è: ”l’atto o l’effetto del diventare diverso”, non implica e soprattutto non garantisce di per sé, un miglioramento. Chi oggi cita il cambiamento, cita un concetto talmente ampio e generico, da risultarne poi totalmente annacquato. Cambiamento può voler dire un ritorno al passato, oppure un avanzamento per affrontare il futuro, di fatto è sempre cambiamento. Ciò che risulta determinante allora è la direzione, l’obiettivo verso cui ti dirigi. Un punto chiaro e perseguibile. Non una mera parola “adagiata” su un programma elettorale che verrà dimenticata in corso d’opera.
Con questo non voglio apparire restio alla novità o essere accusato di rappresentare un difensore dell’attuale status quo. Assolutamente NO, anzi. Invito tuttavia tutti gli elettori a riflettere e a non lasciarsi incantare da tutte quelle liste che amano definirsi apolitiche, oppure né di destra né di sinistra e che per questi caratteri distintivi si sentono interpreti nonché rappresentanti del cambiamento stesso. Non bastano queste diciture, si chiarisca e si dettagli la direzione e l’idea che si ha di Comunità. Il cambiamento poi così invisibile nel presente, può apparire più chiaro se “eleviamo” lo sguardo. Negli ultimi 50 / 60 anni, il mondo è cambiato, le politiche e i politici anche, così come le tecnologie, i problemi e le esigenze della Comunità stessa. Nulla è rimasto fermo, immobile ed immutabile. Punterei quindi a rilanciare il concetto di progresso, ovvero quel processo di miglioramento della condizione umana, in contesti diversi e mutevoli. É allora il progresso, l’obiettivo e la ragione stessa del cambiamento.
Il cambiamento, non è un mero prodotto, ma un processo che seppur lento, agisce a ciclo continuo. Il progresso la sua giusta direzione.
di Daniele Panciroli



